mercoledì 11 ottobre 2017

Maledetti sennores



Nel paese era iniziata la posa della rete idrica da oltre un anno e Palmina aveva sperato che fosse una cosa rapida. Sarebbe un enorme aiuto per lei usufruire dell’acqua corrente, considerato lo stato in cui si trova, ma deve attendere ancora. Non ci si accorge di quanto sia importante qualcosa, finché non conosciamo mezzi più pratici ed efficaci.

La ditta che traccia il canale per la tubazione con un rudimentale scavatore, è arrivata dal continente e ha numerosi operai, tuttavia il lavoro va a rilento, presentandosi lungo e laborioso a causa del terreno roccioso. Nelle vie c’è materiale d’ogni genere, ed anche nei cortili, dove ogni proprietario scava da sé il canale per allacciarsi alla tubazione principale.

Circa metà del paese è provvista di rubinetti e tubi, ma l’acqua potabile arriva solo fino alla sua casa natia: nel vicinato di Palmina ancora nulla.

Non si reca da sua madre per fare il bucato perché quel lavatoio è già ricolmo fino al bordo. Cerca di arrangiarsi ancora per un poco consolandosi del divenire; se non è oggi sarà domani. Avrà anche lei tutta l’acqua che le serve e forse anche lei, come Tzia Genesia, continuerà a riempire le brocche per il timore che quel miracolo possa finire all’improvviso. Anche la via Rompicollo, una fra le più danneggiate ed in pendenza, presto sarebbe stata dotata della rete idrica, e sarebbe stata ribattezzata dando il via al cambio della storia.
Fino ad allora c’erano state solo le sorgenti incanalate fino agli abbeveratoi per le bestie, che continuavano a gorgogliare in vari punti dell’abitato.

«Stai calmo, almeno tu. Tutto si aggiusterà.»

Con una mano tiene ferma la bacinella sul capo e con l’altra sorregge il fianco come se l’aiutasse a sorreggersi. Si accarezza la pancia in modo protettivo come a volere tranquillizzare il piccolino all’interno, e rimugina pensierosa, mentre si accoscia gravando sulle ginocchia per metter giù il carico. Inginocchiata in un punto in cui il fiume aveva scavato un piccolo avvallamento, Palmina sfrega i panni con più vigore degli altri giorni. Tenere occupate le mani le dà la sensazione che non resti spazio per i pensieri irosi, che corrono sempre dove fa più male.

Qui può farlo senza remore. Lascia che le lacrime cadano a rivoli fra le bollicine del sapone,insieme al risentimento verso chi ha lasciato Antoni in balia di se stesso in quella terra sconosciuta e forestiera.
«Avrebbero dovuto dare più attenzioni a quello sprovveduto di mio fratello, almeno il primo periodo, sino a quando non avrebbe conosciuto il nuovo territorio. Maledetti ricchi, senza alcun riguardo per i loro servi. Chi ci rimette siamo sempre noi.» Nonostante la vista appannata dalle lacrime copiose, i panni sono più lindi che mai.

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